Il Modello mediatico della comunicazione di Habermas secondo cui il trasferimento dell’informazione dalle Istituzioni alle persone e tra le stesse avviene all’interno di una sfera controllata da Media, è ancora un punto fermo?

Vediamo di trovare una risposta a questo interrogativo.

Nel contesto attuale dove il “digitale è reale” la tenuta di tale paradigma è messa sempre più in discussione. Oggi siamo liberi di scegliere come informarci, possiamo valutare e controllare la qualità delle informazioni che cerchiamo o riceviamo, così come possiamo decidere come trasformarle e divulgarle. La comunicazione necessita, quindi, di nuovi processi affinché le informazioni vengano organizzate per essere trovate, utilizzate e trasferite non più secondo tradizionali schemi lineari, ma attraverso le interconnessioni tra i nodi e gli archi del grafo della rete.

Nodi ed archi che nelle dinamiche della comunicazione pubblica e istituzionale si identificano con le Amministrazioni Pubbliche ed i cittadini. La PA sta cercando di accelerare il proprio processo di evoluzione nel modo e metodo di comunicare con i cittadini e le imprese, ma trova proprio al suo interno ancora resistenze di tipo culturale piuttosto che sul piano delle tecnologie da mettere in campo. L’emergenza Covid19 ha accelerato questo processo di digitalizzazione più di venti anni di semplificazioni.

Per le PA è diventata una necessità rimodellare gli spazi digitali. Questo processo risulta efficace per fare qual salto culturale e quindi di qualità, definendo nuovi modelli di interazione con i cittadini da parte delle Amministrazioni Pubbliche.

Nelle logiche di sviluppo e potenziamento dei principi della sussidiarietà i Comuni sono i soggetti più vicini ai bisogni dei cittadini e delle imprese a cui devono dare risposte innescando virtuosi processi di partecipazione e collaborazione. In questo sistema complesso, per le PA il comunicare non è più un fatto, ma è una funzione. E’ quindi sempre più importante scandagliare con estrema accuratezza sia le dinamiche psicologiche, che attraverso la valutazione dell’esperienza di interazione portano ad una comunicazione efficace, sia i processi per realizzare degli ecosistemi di comunicazione corretti, dove il termine “Funzione”  diventa il ponte tra bisogni e soluzioni.

Con la conoscenza di questi processi le PA, attraverso la rete, hanno la possibilità di passare da un ambiente statico, freddo e impersonale, al controllo efficiente ed efficace delle dinamiche attraverso cui avviene lo scambio di informazioni con i cittadini. Illustrando il concetto di “resilienza” e le sue dinamiche, si codifica la capacità di un sistema di assorbire i cambiamenti portati dalle azioni compiute al suo interno e di riorganizzarsi per continuare ad avere sostanzialmente la stessa identità, la stessa struttura, le stesse funzioni.

Le linee guida di Open Government, determinate dall’agenda europea e caratterizzate dai nuovi rapporti che si dovranno porre in essere tra PA e cittadini per una maggiore efficacia ed efficienza dei servizi garantiti alle persone ed alle imprese, passano attraverso piattaforme tecnologiche funzionali. I Comuni, dovranno essere in grado di ridefinire in Ambienti di collaborazione, confronto, informazione, deliberazione ciò che il secolo precedente ci aveva insegnato a chiamare prodotti, in cui sarà possibile comprendere o compiere determinate azioni. Ambienti permeabili ai contesti di riferimento.

di Vittorio Sgueglia della Marra

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