NFON fa il punto sul lavoro da casa in Europa: come sta andando?

 NFON fa il punto sul lavoro da casa in Europa: come sta andando?

Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22

NFON, fornitore europeo di soluzioni integrate per la comunicazione aziendale in cloud, in collaborazione con Statista Q, società specializzata nella raccolta, nell’analisi e nella ricerca di mercato dei dati a livello mondiale, ha condotto in Europa* un sondaggio su un campione di lavoratori in merito all’impatto della pandemia COVID e del lavoro da casa. Partendo da alcune domande sul livello di soddisfazione nei confronti della vita, lo studio NFON Survey Attack Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 affronta in modo approfondito le diverse questioni relative ai numerosi fattori di stress e di disturbo che emergono nell’ambito del lavoro da casa, alle ambizioni di cambiamento di lavoro, alle tendenze verso l’automedicazione e ai risultati sul paradosso del lavoro da casa. Alla ricerca ha inoltre contribuito il Professor Dr Christian Montag (Professore di Psicologia Molecolare, autore di libri ed esperto in materia di influenza delle tecnologie digitali sulla psicologia umana). “I risultati dipingono un quadro in parte preoccupante dietro le porte chiuse quando si lavora da casa. In psicologia, sappiamo che un nuovo ambiente di lavoro, ma anche nuove circostanze lavorative, possono causare stress. Il “Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22″ mostra che dobbiamo affrontare una nuova realtà: l’attenzione deve essere rivolta al benessere e alla soddisfazione della vita delle persone che lavorano da casa.  L’ufficio a casa si sta trasformando nella nuova casa, richiede attenzioni e cure costanti in modo che il nuovo modello di lavoro in Europa non debba andare in terapia,” ha dichiarato Christian Montag.

*Europa: Lo studio NFON Survey Attack Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 è stato condotto in Italia, Germania, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Polonia e Portogallo in collaborazione con Statista Q ed è rappresentativo di oltre 1.000 partecipanti per paese. Se non diversamente indicato, le cifre riportate in questo comunicato stampa si riferiscono a tutti gli otto Paesi; i valori locali sono elencati in una tabella in fondo allegata. Le risposte dei partecipanti allo studio si riferiscono in generale al periodo che va dall’inizio della pandemia COVID fino a oggi, nel momento in cui si lavora da casa.

Il paradosso del lavoro da casa

Con il cambiamento della volontà delle aziende a far lavorare i dipendenti da casa, il presente studio traccia un quadro in parte contraddittorio del rapporto tra lavoro e tempo libero. A prima vista, ad esempio, i risultati relativi alla domanda legata a cosa è cambiato da quando si lavora da casa durante la pandemia COVID sembrano contrastanti. Il 28% degli intervistati nei Paesi europei afferma che la quantità di lavoro da svolgere (carico di lavoro) è aumentata e per il 25,2% sono aumentate le ore di lavoro. Allo stesso tempo, il 36% dichiara però di aver raggiunto un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e di avere più tempo per la famiglia e gli amici. Questo è ciò che Christian Montag definisce il ‘paradosso del lavoro da casa’: “Le persone possono certamente lavorare di più e avere comunque più tempo libero. Evitando lunghi spostamenti e con una programmazione generalmente più flessibile nell’arco della giornata, se l’organizzazione è buona, è possibile avere più tempo a disposizione. Anche l’orario di lavoro personalizzato, l’alfabetizzazione digitale e altri fattori di benessere possono contribuire“. Ad esempio, il 29,4% dichiara di dedicare più tempo allo sport e di avere un’alimentazione più sana.

NFON
Photo by Ave Calvar on Unsplash

Stress test sul lavoro da casa

Lo stress ha molte cause e lo studio europeo Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 cerca di tracciarne una mappa selezionando i fattori di stress. Il 37% dei partecipanti ha dichiarato di sentirsi stressato in varia misura. Tra i fattori di stress sono stati citati la necessità di dover cucinare (8,7%), la scarsa qualità della connessione a Internet (17,2%) e il dover sempre essere reperibili (19,7%). La mancanza di interazione sociale con i colleghi è un fattore di stress per il 35,3% delle persone intervistate e la mancanza di flessibilità per bilanciare vita privata e professionale è causa di stress per il 30,3% del campione analizzato. Un numero minore di persone ha invece riferito di considerare il rumore ambientale (15,9%) e la scarsa retribuzione (9,3%) fattori di stress. Christian Montag: “Le aree di lavoro sono anche aree di vita e nell’era della digitalizzazione cambiano costantemente e molto rapidamente, ogni settore e ogni datore di lavoro ha esigenze diverse a cui i dipendenti devono subordinarsi. In futuro, le aziende europee devono sapere che la digitalità e la psicologia sono inscindibili. Le discussioni sul burnout nell’era digitale o sul tecnostress stanno diventando sempre più importanti. Tra l’altro, il campione complessivo del sondaggio mostra che il 20,5% soffre di tecnostress, causato ad esempio da carenze tecniche come router difettosi, apparecchiature inadeguate, problemi di batteria e altro ancora!“.

Il benessere attraverso l’automedicazione

Il lavoro da casa sta cambiando anche la volontà non solo di migliorare in modo specifico il proprio benessere e la salute fisica e mentale con integratori non soggetti a prescrizione medica, ma anche di aumentare la capacità di concentrazione e favorire il rilassamento. La tendenza all’automedicazione sta emergendo negli europei che lavorano da casa. Il 34,4% di tutti i partecipanti dichiara di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica (ad esempio melatonina, prodotti a base di canapa legali, estratti vegetali, vitamine, thè calmanti) per migliorare il proprio benessere dall’inizio della pandemia, il 18,2% per aumentare la concentrazione, il 13,4% per il recupero. Sorprendentemente, mentre i dati di sei paesi sono molto simili, la situazione in Italia e in Austria è diversa: in Italia, il 49,7% ha dichiarato di aver assunto integratori non soggetti a prescrizione medica per aumentare il benessere, mentre in Austria la percentuale è inferiore alla metà, pari al 22,1%.

Christian Montag: “È noto da numerose ricerche che la pandemia di COVID è ancora oggi un fattore di stress che si manifesta con una significativa riduzione del benessere psicologico di molte persone e, come dimostra il presente studio, alcuni lavoratori hanno fatto ricorso a vari integratori non soggetti a prescrizione medica. In questo studio ‘Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22’, il 28,9% degli intervistati ha dichiarato che la propria soddisfazione di vita è peggiorata rispetto al periodo pre-pandemia. Quando le persone devono continuare a svolgere la propria vita quotidiana in una situazione di pericolo personale e globale, vengono utilizzate diverse strategie di coping per riuscire a svolgere le attività quotidiane – anche lavorando da casa – nonostante la tensione“.

Si rileva all’inizio della pandemia COVID e del periodo di lavoro da casa un aumento dell’assunzione di integratori non soggetti a prescrizione medica tra coloro che hanno dichiarato di aver consumato questi preparati durante la pandemia. L’uso di prodotti a base di canapa legali (ad esempio l’olio di CBD) per aumentare il benessere è quasi raddoppiato dall’inizio della pandemia (dal 24,9% pre-pandemia al 43,3% dall’inizio della pandemia). Lo stesso per quanto riguarda l’assunzione di melatonina: dal 38% al 62,6%. Christian Montag: “In particolare trovo preoccupante l’assunzione di melatonina. Il sonno è un processo naturale che non deve essere sfasato”.

Spazio²

Per conoscere il benessere degli intervistati, è stato chiesto loro anche quale sia il luogo in cui viene svolto il lavoro a casa. Secondo l’indagine, il 12,1% ha spostato il proprio spazio di lavoro in camera da letto, il 31,8% ha un ufficio privato e il 35,7% lavora dal soggiorno. In tutti e otto i Paesi, lo spazio medio per lavorare da casa è 20,32 m². Con 15.35 m², gli inglesi hanno meno spazio per lavorare da casa, mentre gli italiani possono disporre di 23.81 m². L’1,2% dei partecipanti ha dichiarato di lavorare in maniera permanente nella toilette/ toilette per gli ospiti, nel bagno o sul balcone.

Segnale di allarme: licenziamento

I risultati dello studio Rapporto sul benessere nel lavoro da casa 22 sono motivo di preoccupazione per il futuro e dovrebbero essere un segnale di allarme per i datori di lavoro europei: il 21,7% degli intervistati dichiara di aver già pianificato di cambiare lavoro a causa delle esperienze vissute durante la pandemia e del lavoro da casa, il 9,9% ha già cambiato lavoro. I motivi delle dimissioni che hanno già avuto luogo sono ad esempio: nessuna opportunità di sviluppo professionale (34,2%), retribuzione più bassa (ad esempio, riduzione dell’orario di lavoro, perdita di commissioni, 30,1%) ed essere contattabili a tutte le ore (16,6%).

I dipendenti stanno inoltre pianificando ulteriori cambiamenti per armonizzare in modo ottimale il loro benessere con il lavoro. Ad esempio, il 33% vuole ottenere una più netta distinzione tra vita privata e professionale e il 20,9% vuole adottare misure di formazione continua. Inoltre, emerge una certa disponibilità a lavorare nonostante la malattia e/o in vacanza. Christian Montag: “Sempre più persone sembrano disposte a mettersi in malattia invece di prendersi un periodo di ferie. Le vacanze o i periodi di riposo sono una conquista sociale, una costruzione di rifugi in cui recuperare o ricaricare le batterie.” Infatti, il 38,3% ritiene che lavorare da casa sia un vantaggio perché si può lavorare nonostante la malattia, e solo il 26,2% dichiara di non essere disponibile per il datore di lavoro durante le ferie.

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