Mobilità elettrica e cybersecurity: l’intervista a Christoph Erni CEO e fondatore di Juice Technology AG

 Mobilità elettrica e cybersecurity: l’intervista a Christoph Erni CEO e fondatore di Juice Technology AG

L’intervista del nostro direttore Christian Tosolin a Christoph Erni, CEO e fondatore di Juice Technology AG azienda produttrice di soluzioni di ricarica per veicoli elettrici presente a livello globale con sede nel cantone svizzero di Zurigo.

Cosa significa dirigere un’azienda che si occupa di mobilità elettrica e come è sviluppata l’azienda?

L’azienda è nata da un’esigenza personale, quella di poter ricaricare l’auto elettrica in ogni momento ovunque io andassi. Era il 2010 e avevo appena acquistato la mia prima Tesla. Mi attraeva molto l’idea di guidare un’auto elettrica. Quando me la consegnarono, però, mi resi subito conto che l’infrastruttura di ricarica era carente. I cavi in dotazione non consentivano la flessibilità di cui avevo bisogno, per esempio non mi permettevano di ricaricare l’auto in trifase o di collegarla alla presa di casa. Così mi misi in cerca di un adattatore ma non riuscii a trovare niente di idoneo, al punto che al primo tentativo di ricarica rischiai quasi un incendio. A quel punto pensai che se avessi trovato una soluzione, avrei potuto realizzarla anche per gli altri conducenti di veicoli elettrici. 

Da quest’intuizione nacque il progetto di realizzare un dispositivo portatile, che consentisse di ricaricare la propria auto elettrica ovunque e in ogni momento alla massima velocità grazie, appunto, a un sistema completo di adattatori. Ci siamo riusciti. Gli ordini iniziarono ad arrivare da subito e nel 2014 decisi di fondare Juice Technology AG, azienda che è cresciuta a livello globale sviluppando sistemi avanzati di ricarica, fissi e portatili, nonché software per la gestione della ricarica dei veicoli elettrici. 

Il principio che mi ha sempre guidato è lo sviluppo del prodotto dal punto di vista dell’utente. La sfida più grande, e uno dei nostri punti forza, è senz’altro la flessibilità di impiego delle nostre stazioni di ricarica, ma anche nella produzione e lo sviluppo: l’industria cambia rapidamente e l’elettrico è in piena espansione, sorgono continuamente nuovi regolamenti ed esigenze a cui l’azienda deve saper reagire in modo rapido. Come membro dei Comitati svizzero e internazionale per la standardizzazione delle norme IEC 61851, stazioni di ricarica fisse, e IEC 62752, stazioni di ricarica mobili, ho l’opportunità di modellare attivamente l’evoluzione dell’industria. La nostra arma competitiva è produrre stazioni di ricarica a prova di futuro che saranno utilizzabili anche tra 20 anni, grazie all’orientamento del software.

Ritiene che a breve possano diffondersi attacchi informatici nei confronti della mobilità elettrica basata su software e hardware avanzato? 

Sicuramente. L’infrastruttura di ricarica fa parte dell’”IoT” e con l’incremento del numero di veicoli collegati alla rete, dei sistemi di gestione domestica e la connessione ai fornitori di energia le minacce informatiche aumenteranno, con gravi conseguenze per le aziende e gli utenti. Il fatto è che quando si parla di sicurezza nelle stazioni di ricarica, si pensa alla sicurezza degli utenti o alla sicurezza meccanica, ma poco o niente alla sicurezza informatica. Si tratta di un grave errore, poiché le stazioni di ricarica, le infrastrutture e i sistemi associati sono un’invitante porta d’accesso per gli hacker e i criminali informatici. 

Pensate che un veicolo moderno ha un numero di linee di programmazione 4 volte maggiore di un F-35. I sistemi delle auto elettriche sono talmente complessi che è difficile poter escludere il verificarsi di errori di programmazione e laddove si presenti la necessità di correggere un bug o anche solo di dotare il veicolo di nuove funzioni, occorre installare aggiornamenti over-the-air che espongono l’impianto al rischio di attacchi hacker. Nel migliore dei casi, l’intruso potrebbe scoprire la posizione del veicolo attraverso il sistema di navigazione e seguirne gli spostamenti, manipolare i tergicristalli o l’aria condizionata. Nel peggiore dei casi, invece, potrebbe colpire non solo un veicolo, ma l’intera flotta di un produttore. 

Per le stazioni di ricarica i rischi vanno dal furto della potenza di carica all’interruzione dei processi – causata, ad esempio, da attacchi DDOS o ransomware – fino alla destabilizzazione della rete elettrica attraverso ripetute accensioni e spegnimenti, con possibili danni alle batterie dei veicoli. 

Le conseguenze per le aziende possono essere devastanti, perché la creatività con cui agiscono i cyber criminali supera ogni immaginazione e non si esaurisce certo nei malware o nelle truffe via e-mail. Possono provocare l’interruzione delle operazioni commerciali, estorcere denaro mediante ricatto e persino danneggiare la reputazione aziendale. Nel 2021 la situazione è ulteriormente peggiorata: secondo un’indagine di Check Point Research, gli attacchi informatici verso le aziende sono cresciuti in tutto il mondo del 40% a settimana rispetto al 2020, con l’Italia che risulta tra i paesi più colpiti. 

Quanto importante è quindi la cybersecurity in questo campo?

È’ fondamentale. Qualsiasi tecnologia altamente focalizzata sul software deve obbligatoriamente prendere in considerazione l’aspetto della cybersecurity. Oggi che tutto è sempre più interconnesso, dallo smartwatch e dal telefono cellulare all’auto e alla stazione di ricarica, la minaccia più grande viene dalle vulnerabilità del software. Se da una parte la connettività totale offre una miriade di opportunità, dall’altra nasconde rischi intrinseci di sicurezza informatica. Gli attacchi informatici hanno un impatto non solo sui computer e sugli smartphone, ma anche sulle centrali elettriche, sulle auto e, sì, sulle stazioni di ricarica.

Quando si tratta di infrastrutture di ricarica elettrica, gli utenti devono quindi fare molta attenzione a cosa acquistano. Sul mercato si trovano ancora molte soluzioni “fatte in casa” che sono economiche ma non soddisfano in alcun modo i requisiti di sicurezza. La nostra strategia si basa su un approccio “Software First” e “Security by Design”, ovvero qualsiasi prodotto viene realizzato nel rispetto degli standard di sicurezza fin dall’inizio ricorrendo a chipset proprietari, una comunicazione crittografata e continui test effettuati sia internamente, sia da ingegneri software indipendenti. 

Recentemente abbiamo ottenuto la certificazione ISO/IEC 27001 per la sicurezza delle informazioni e la protezione dei dati, ma non esiste ancora una certificazione universale che attesti la sicurezza informatica dei dispositivi, anche se qualcosa si sta muovendo: TÜV SÜD, ente di certificazione che opera a livello globale, sta lavorando per arrivare alla definizione di un marchio di garanzia a tutela dei consumatori, preoccupati del fatto che un qualsiasi dispositivo collegato alla rete di casa possa rappresentare un invito all’abuso dei dati. 

Mobilità elettrica e cybersecurity
Christoph Erni CEO e fondatore di Juice Technology AG

Ritiene che la diffusione delle stazioni di ricarica sia direttamente proporzionale all’incremento della vendita di auto elettriche? Qual è lo stato dell’arte delle colonnine in Europa? E in Italia?

La diffusione di auto elettriche genera di riflesso un bisogno di punti di ricarica sul territorio che, tuttavia, non viene sempre sodisfatto o comunque, non in maniera direttamente proporzionale. Va da sé che, se decido di comprare un’auto elettrica, avrò bisogno anche di una stazione di ricarica. Poter contare su un’infrastruttura territoriale capillare ed efficiente è la condizione necessaria per lo sviluppo della mobilità elettrica, perché la carenza di punti per il rifornimento disincentivano l’acquisto dei «BEV».

Ma le colonnine in Europa non sono egualmente diffuse in tutti i paesi. L’Italia, ad esempio, è partita con un divario da recuperare rispetto ad altri come, ad esempio, la Norvegia, l’Olanda o la stessa Svizzera. Stando però agli ultimi dati disponibili, l’Italia sta recuperando posizioni salendo al settimo posto in Europa per numero di punti di ricarica sul territorio: in totale sono poco meno di 25mila con una media di cinque colonnine ogni cento chilometri, seppur con differenze sostanziali tra regione e regione. Certo, la strada è ancora lunga, ma la direzione intrapresa è quella giusta. 

Per compensare la mancanza di infrastrutture, specialmente sulla strada, abbiamo sviluppato una stazione di ricarica mobile, il Juice Booster 2. Con questo dispositivo, il conducente di un’auto elettrica può caricare da qualsiasi presa, domestica o industriale, in tutto il mondo, grazie ai vari adattatori. Questa soluzione ha un impatto enorme sulla transizione della mobilità, poiché contribuisce a eliminare l’ansia da autonomia, cioè la paura che il veicolo non abbia abbastanza energia a disposizione per arrivare a destinazione. L’energia è disponibile ovunque, deve solo essere resa accessibile ed è quello che noi siamo riusciti a fare sviluppando una tecnologia mobile che, insieme alle colonnine pubbliche, le stazioni private e il sistema di ricarica veloce, contribuisce a creare un’infrastruttura completa e affidabile a livello globale. 

Ritiene che l’avvento imminente dei produttori cinesi in Europa possa frenare i brand europei in favore di quelli orientali? Quale sarà la possibile strategia europea per fronteggiare il mercato cinese?

No, non penso. Perché i prodotti realizzati in Cina seguendo alti standard qualitativi costano quasi quanto quelli dei produttori europei. Noi stessi produciamo una parte dei prodotti in Cina – alcuni realizzati esclusivamente per il mercato asiatico – dove abbiamo una filiale. Lo facciamo in una fabbrica certificata per il settore automobilistico secondo i più elevati standard di produzione e i costi sono paragonabili a quelli della produzione europea. Da quest’anno siamo presenti in Cina anche con il nostro team e, con piacere, abbiamo subito notato un grande entusiasmo per le stazioni di ricarica europee. Per stare sul mercato cinese non basta semplicemente cercare di vendere un prodotto realizzato secondo la nostra concezione, occorre comprendere a fondo la cultura del posto, capire quali sono i reali bisogni delle persone e sviluppare un’offerta adeguata.   

Quale sviluppo tecnologico prevede nel prossimo futuro per le stazioni di ricarica?

Il mercato della mobilità elettrica è in costante sviluppo e l’industria è in piena espansione. Quindi è inevitabile pensare che in futuro tutte le stazioni di ricarica saranno “intelligenti”, ovvero collegate alla rete, in modo da poter comunicare tra loro ed essere amministrate centralmente con una gestione dinamica del carico. Il software è la vera chiave del successo, non l’hardware, poiché rende le stazioni di ricarica a prova di futuro, aggiornabili “over-the-air” per soddisfare le esigenze specifiche di ogni paese, e quindi utilizzabili per molto tempo. Bisogna guardare alla mobilità elettrica come a un sistema unico: dall’auto alla stazione di ricarica, fino al sistema di gestione intelligente della casa. Le stazioni di ricarica ne fanno parte. Tutto è connesso. 

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