Lombrichi & Co, fonte di ispirazione per nuovi robot

 Lombrichi & Co, fonte di ispirazione per nuovi robot

All’Università di Glasgow si studiano robot ispirati alla struttura dei lombrichi e degli altri vermi

Come spesso accade, è dall’osservazione della natura che gli studiosi traggono ispirazione per soluzioni innovative che possano essere d’aiuto in varie situazioni.

Ed è proprio ispirandosi alle forme e ai movimenti dei lombrichi e di altre specie di vermi che un team di ingegneri dell’Università di Glasgow ha sviluppato una nuova tipologia di robot in grado di supportare le persone nel campo dell’estrazione di minerali, nell’edilizia e nei soccorsi in caso di catastrofi.

Ma procediamo per gradi.
La struttura dei vermi si distingue per alcune peculiarità sulle quali i ricercatori si sono concentrati. I vermi sono privi di ossa o arti, si muovono velocemente e con estrema precisione, riescono ad attraversare terreni di diversa natura e sono in grado di superare ostacoli di una certa consistenza. In più, il fatto di essere morbidi e possedere un’ampia elasticità consente loro di insinuarsi in spazi angusti che spesso hanno curve strette.

Photo by Glen Carrie on Unsplash | Free License

Gli ingegneri sono partiti da ricerche precedenti svolte dal gruppo Bendable Electronics and Sensing Technologies (BEST) guidato dal professor Ravinder Dahiya della James Watt School of Engineering dell’Università di Glasgow. Il team aveva infatti lavorato a sistemi per incorporare l’elettronica flessibile in superfici deformabili.

Il passo successivo è stato quindi quello di sviluppare dei roboworms, robot morbidi e sinuosi in grado di allungarsi fino a nove volte la loro lunghezza, ricoperti di ‘pelle’ composta da una forma di plastica elastica chiamata Ecoflex e una particolare pasta di grafite. Questi robot, inoltre, sono stati dotati di meccanismi in grado di attivare una forma di propriocezione. In pratica essi hanno la capacità, tipica di organismi biologici come i vermi, di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio, cosa questa non dimostrata prima nel campo della robotica morbida.
Come afferma il professor Dahiya: «La capacità di robot morbidi come questi di adattarsi all’ambiente circostante attraverso sensori estensibili integrati senza soluzione di continuità potrebbe aiutare i robot autonomi a navigare in modo più efficace anche negli ambienti più difficili».

Ciò che auspicano gli ingegneri dell’Università di Glasgow è che questi loro studi possano dare luogo a una nuova generazione di robot autonomi nell’esplorazione di luoghi molto difficili da raggiungere. Come già menzionato, oltre al settore minerario ed edilizio, i roboworms potrebbero rivelarsi estremamente utili nelle operazioni di soccorso in caso di terremoti o altre tipologie di eventi catastrofici per cercare eventuali sopravvissuti tra le macerie, o ancora essere utilizzati per sviluppare protesi.

Fonte: https://www.gla.ac.uk/news/headline_809459_en.html

 

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