Un robot per vincere le tentazioni

 Un robot per vincere le tentazioni

Robot

Vorresti metterti a dieta ma la tentazione dello spuntino di mezzanotte è irresistibile… E se il tuo frigo si aprisse soltanto al momento dei pasti? Controlli le e-mail e i social un numero spropositato di volte al giorno… E se ci fosse un software che bloccasse ogni connessione a internet? Se non sai come liberarti dei comportamenti compulsivi, c’è un robot che lo fa per te.

Stiamo parlando di “Un robot per vincere le tentazioni” (Edizioni Dedalo 2021), l’ultimo libro del prof. Paolo Gallina, docente di Meccanica applicata alle macchine all’Università di Trieste. Il volume tratta di quelle che sono chiamate MAE: Macchine Anti Edonistiche. Sono congegni capaci di sostituirsi alla nostra volontà, scientificamente ideati per impedire a un utente di raggiungere un piacere immediato in virtù di un beneficio a lungo termine.

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Non è la prima volta che il prof. Gallina si occupa di macchine tentatrici. Con il libro “L’anima delle macchine. Tecnodestino, dipendenza tecnologica e uomo virtuale“, del 2015, ha vinto il Premio Galileo per la divulgazione scientifica, analizzando il rapporto di dipendenza che noi esseri umani creiamo con le macchine. Mentre nel 2019 è uscito “La mente liquida. come le macchine condizionano, modificano o potenziano il cervello“, sulle modifiche che avvengono nel nostro cervello quando ci relazioniamo con le tecnologie. 

Tutti questi libri sono dei saggi maneggevoli, destinati a un pubblico ampio e non di settore. Sono delle ottime letture per chi voglia approcciarsi alla robotica, anche per la prima volta. Ma il mestiere di divulgatore del prof. Gallina non si ferma alla scrittura. È possibile che l’abbiate incrociato in qualche edizione di Trieste Next, accompagnato da qualche robot. 

Abbiamo provato a fargli qualche domanda sull’ultimo libro, sul suo lavoro e sugli aspetti etici delle macchine anti edonistiche. 

“Un robot per vincere le tentazioni” è il suo ultimo lavoro, preceduto da altri libri destinati a un pubblico ampio, non di specialisti. Cosa l’ha spinta a dedicarsi alla divulgazione scientifica?

La ricerca in robotica si è molto ramificata. Gli scienziati si sono specializzati in temi specifici. È difficile per un ricercatore avere una visione d’insieme riguardo alla robotica. D’altra parte la robotica è una disciplina molto vicina all’essere umano: i robot hanno sembianze umane, per alcuni aspetti comunicano come gli umani e hanno intelligenze che, in qualche modo, mimano quelle degli umani. Oltre a questo c’è da considerare il fatto che i robot interagiscono con l’uomo. Tutto ciò comporta che l’insieme di uomo e robot è un ambito che attinge a diverse e multidisciplinari discipline, quali la robotica certo, ma anche la psicologia, la sociologia, l’interazione uomo-macchina e perfino la filosofia. Per approfondire queste tematiche l’approccio scientifico rigoroso non sempre è quello più adeguato. Il confronto con la società è l’opinione pubblica è altrettanto importante.  I libri e gli eventi divulgativi sono importanti arene dove sviluppare una consapevolezza comune.

Oltre ai libri, il “mestiere di divulgatore” l’ha portata anche a partecipare a festival della scienza come Trieste Next, cosa ci dice di questa esperienza?

Trieste Next è una vetrina. Permette allo scienziato di mostrare non solamente i risultati ottenuti ma anche le ricadute sociali di essi. Credo sia fondamentale avvicinare l’accademia alla società e sicuramente Trieste Next è uno degli strumenti comunicativi più efficaci da questo punto di vista.

Professor Gallina, lei ha scritto di robot che ci aiutano a vincere le tentazioni. Non esiste il rischio che limitino la nostra libertà?

Questo è un paradosso che metto in luce in diversi punti all’interno del libro. La questione fondamentale è che come specie animale l’uomo non è ottimizzato. Ha modificato eccessivamente l’ambiente in cui vive. Ciò ha portato a quel che viene definito “squilibrio evolutivo”. In pratica gli istinti dell’uomo si sono forgiati milioni di anni fa. E adesso molti di essi non comportano un vantaggio di specie. Pensiamo ad esempio all’attrazione per i cibi grassi. Nella Preistoria un soggetto particolarmente goloso aveva più possibilità di sopravvivere. Adesso l’obesità è uno dei tanti indici dell’incapacità dell’uomo di tenere sotto controllo i propri istinti. Perciò, sì, da una parte l’uomo ha acquisito nei millenni un grado di libertà elevato rispetto alla natura, dall’altra la stessa libertà risulta deleteria. In altre parole, un uomo eccessivamente libero è schiavo delle proprie tentazioni. Le macchine anti edonistiche hanno lo scopo di limitare la libertà dell’uomo, per definizione. Il punto fondamentale è: qual è il male minore? Essere libero ma in balia degli istinti, o subire la coercizione delle macchine migliorando la qualità di vita?

È possibile che queste macchine vengano utilizzate per curare le dipendenze gravi, patologie come bulimia o tabagismo?

Nel libro riporto molti esempi di studi concreti che hanno a che fare con questi ambiti molto delicati. I risultati e le tecniche studiate sono tuttora oggetto di discussione. Ogni ambito va analizzato a sé. Quel che è certo è che i risultati inerenti la lotta alle dipendenze vanno di pari passo col progresso della tecnologia. C’è però un aspetto che accomuna le dipendenze gravi. Le tecnologie impiegate per combatterle sono molto pervasive. Ciò richiede studi che aumentano l’affidabilità delle stesse. Una macchina anti edonistica applicata in maniera impropria o imparziale può risultare facilmente controproducente.

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