Internet. Salvezza o trappola per l’umanità?

 Internet. Salvezza o trappola per l’umanità?

Era il 23 giugno del 2003 quando un nuovo mondo venne lanciato attraverso la rete, si chiamava Second Life e simulava il mondo reale dove, attraverso un nostro avatar, potevamo esplorarlo, conoscere altre persone, partecipare ad attività, raduni, concerti, creare e scambiare beni e servizi virtuali con altri, insomma, vivere una seconda vita.

Ci stiamo rapidamente avvicinando ad un anno dall’inizio della pandemia e i nostri comportamenti, il nostro modo di rapportarci con le altre persone, di socializzare, di lavorare, di studiare sono cambiati profondamente. Ormai gran parte delle nostre giornate le passiamo sul computer partecipando a riunioni, corsi, webinar, ma anche guardando spettacoli, concerti, esposizioni artistiche senza spostarsi dalla nostra abitazione.
Questo tipo di “nuova vita” da una parte ha semplificato la possibilità di proseguire le nostre attività quotidiane come il lavoro e lo studio, dall’atra però, ancora di più di prima, ci ha resi dipendenti da Internet.

Non possiamo negare che lo smart working sia stato la salvezza per tante aziende e tanti lavoratori che, in fretta, si sono adattati ad uno stile di vita diverso, a volte più produttivo ma sicuramente meno sociale. Partecipare a una riunione attraverso il monitor del proprio computer non è la stessa cosa che ritrovarsi nella stessa stanza, percepire le reazioni dei partecipanti, poter scrutare le espressioni facciali, i segni di approvazione o disapprovazione di quello che sta avvenendo, riuscire a creare quello spirito di squadra e quell’empatia che, in alcuni casi, sono l’inizio vincente di una nuova attività, di un progetto.

In ambito scolastico poi la cosiddetta DAD (didattica a distanza) ha certamente permesso ai nostri ragazzi di poter frequentare la scuola, di seguire le lezioni, di proseguire lo studio ma ha azzerato completamente le relazioni sociali che all’interno delle classi, erano forse la “materia” più importante, senza tener conto che la DAD ha funzionato e sta funzionando in maniera differente da una città ad un’altra e, spesso, da una scuola ad un’altra, a seconda di tanti parametri oggettivi e soggettivi.

Se prima dell’arrivo del Covid passavamo già molte ore in Internet tra smartphone e pc, per lavoro e per svago, ora in pratica siamo sempre connessi, in simbiosi con i nostri dispositivi e anche quella parte di vita sociale che eravamo abituati ad avere tra scuola, ufficio, mezzi pubblici, bar, ristoranti, cinema è scomparsa lasciandoci dentro un vuoto che, piano piano, stiamo iniziando a percepire e che nessun collegamento Internet potrà colmare.

Anche all’aperto, mentre camminiamo per strada, andiamo a fare la spesa siamo in fila (rispettando i 2 metri di distanza) davanti ad un ufficio postale, siamo tutti uguali, stereotipati da una mascherina che non ci permette di guardarci, di sorriderci, di capirci solo non uno sguardo.

Il mondo è cambiato e la tecnologia che ci ha salvato, almeno in parte da questo virus, ci sta rendendo sempre più distanti e più schiavi di una rete che pervade le nostre vite, da quando ci svegliamo a quando andiamo a dormire e risucchiando, a poco a poco, le qualità che rendono speciale l’animo umano.

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