Si può stimare che quasi 43 milioni di persone maggiorenni siano rimaste in contatto con i loro amici e parenti grazie ai sistemi di videochiamata che utilizzano internet. Il lockdown ha generato nuovi utenti e ha rafforzato l’uso della rete da parte dei soggetti più esperti. Ma almeno un quarto della popolazione a un certo punto è andata in letterale sofferenza. Anche un terzo dei più giovani, dopo un iniziale entusiasmo nell’uso dei sistemi di comunicazione digitale, si è stancato di fare e ricevere videochiamate.

Il Rapporto del Censis, giunto alla 54ª edizione, interpreta i più significativi fenomeni socio-economici del Paese nella fase di eccezionale incertezza che stiamo vivendo. E lo fa spesso analizzando anche il quadro con pennellate sociologiche e psicologiche.

Quando, ad esempio, parla di “identità, appartenenze e media personali” rivela che la famiglia costituisce ancora di gran lunga il primo fattore di identificazione: lo è per il 76,3% degli italiani e in misura maggiore per gli anziani (83,5%). L’essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%) si posizionano a poca distanza l’uno dall’altro. Segue il lavoro (29,2%). Poi la fede religiosa (17,2%) e le convinzioni politiche (11,8%). Solo dopo viene l’identità europea (10,9%). 

Ma per il 3,5% è il proprio profilo sui social network a determinarne l’identità, e questa percentuale sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci.

Pensare che 4 italiani su 100 credano che la propria identità (frutto di una costruzione personale fatta di numerosi fattori endogeni ed esogeni – spiegano gli studi di psicologia) trovi fondamento e origine sul proprio profilo Facebook o Instagram ha dello straordinario e del rivoluzionario. Soprattutto in rapporto alle lunghe tradizioni familiari e regionali dell’Italia dai mille campanili.

Una vita da remoto

E allora quali sono questi social e a cosa servono? I più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (ma il dato sale al 76,1% tra i 14-29enni), Facebook dal 55,2% (dal 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (dal 65,6% degli under 30). WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno (si arriva all’88,9% dei 30-44enni, ma si scende al 30,3% tra gli over 65). 

Qual è il giudizio che hanno gli italiani su questi strumenti? I social network sono giudicati indispensabili dal 4,9% degli italiani, utili dal 48,6%, inutili secondo il 22,9% e addirittura dannosi per il 23,7%.

Ma perché si utilizzano? Per rimanere in contatto con le persone e comunicare in maniera più veloce ed efficace (40,6%), perché fanno compagnia (28,8%), forniscono molte informazioni e punti di vista diversi dalle fonti ufficiali (24,0%), perché sono utili per il lavoro (18,0%) e consentono di coltivare i propri interessi (14,7%).

Insomma se da un lato possa sembrare che gli italiani si rifugino dei social per “allontanarsi” dai contesti familiari o sociali, dall’altro emerge come utilizzino queste app proprio per creare rapporti, vivere on-line amori e amicizie.

E nel resto della giornata oppure contestualmente alla fruizione dei social cosa si fa? Nel 2019 l’uso della televisione è stabile, ma si registra una flessione dei telespettatori della tv tradizionale (il digitale terrestre: -2,5% in un anno), mentre resta salda l’utenza della tv satellitare (-0,1%) e crescono significativamente la tv via internet (web tv e smart tv arrivano al 34,5% di utenza: +4,4% in un anno) e la mobile tv (che è passata dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2%, con un aumento del 2,3% solo nell’ultimo anno). 

La radio continua a rivelarsi all’avanguardia dentro i processi di ibridazione del sistema dei media. Complessivamente, i radioascoltatori sono il 79,4% degli italiani, stabili da un anno all’altro. Ma se la radio ascoltata in casa attraverso l’apparecchio tradizionale perde 5,3 punti percentuali di utenza, l’autoradio è stabile e l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (lo fa il 17,3% degli italiani: +0,3%) e soprattutto attraverso lo smartphone (con una utenza arrivata al 21,3%: +0,6% rispetto a un anno prima) è sempre più rilevante.

Si registra ancora un aumento dell’utenza di internet: dal 78,4% al 79,3% della popolazione, con una differenza positiva di quasi un punto percentuale in un anno. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). 

Invece i media a stampa sono ancora in crisi, ma sembra essersi fermata l’emorragia di lettori. Quelli dei quotidiani, che nel 2007 erano il 67,0% degli italiani, si sono ridotti al 37,3% nel 2019, praticamente gli stessi di un anno prima (il 37,4% nel 2018). Le edizioni online dei giornali si attestano a una quota di utenza pari al 26,4%. Nel campo dei periodici, flettono leggermente i settimanali (il 30,1% di lettori, -0,7% in un anno) e tengono i mensili (il 27,4% di lettori: +0,9%). Gli aggregatori di notizie online e i portali web d’informazione sono consultati dal 51,6% degli italiani, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. 

La spesa per libri e giornali ha subito invece un vero e proprio collo nel decennio (-37,8%), che però si è arrestato nell’ultimo anno, quando c’è stato invece un rialzo del 2,5%.

Già, perché una cosa davvero impossibile da fare mentre si legge è aggiornare il proprio profilo social.

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