Creare un essere artificiale è stato il sogno dell’uomo fin dagli albori della scienza. Non solo all’inizio dell’era moderna, quando i nostri antenati sbalordirono il mondo con le prime macchine pensanti: mostri primitivi che giocavano a scacchi! Quanta strada abbiamo fatto… L’essere artificiale è una realtà, un perfetto simulacro, articolato nelle membra, articolato nel linguaggio e non carente di reazioni umane”, così lo scienziato Allen Hobby, la mente che nel film A.I.-Artificial Intelligence scritto e diretto da Steven Spielberg, costruì il piccolo David. Come un novello Pinocchio.

Era il 2001 quando uscì nelle sale questo film che fece immaginare scenari fantascientifici. Ma è oggi, a 19 anni di distanza, che viene certificato che l’Italia punta sui robot: quasi 6mila dei 40mila brevetti italiani depositati in Europa in un decennio utilizza questa tecnologia.

A mostrarlo è l’analisi effettuata da UnioncamereDintec, sulla base dei brevetti pubblicati dall’European Patent Office (EPO) tra il 2010 e il 2019. Questa tecnologia ad alto tasso di innovazione sta progressivamente conquistando tutti i principali settori in cui di solito si esercita la capacità innovativa di imprese, enti e singoli inventori. Incluso il comparto delle tecnologie medicali, primo ambito di brevettazione italiana, le cui domande all’EPO sono cresciute del 30% rispetto a 10 anni fa.

L’Italia, con le sue 4.242 invenzioni pubblicate, si posiziona così al quarto posto della classifica europea per numero di brevetti, dopo Germania, Francia e Paesi Bassi.

In questi anni, l’Italia ha puntato molto sulle KET (Key Enabling Technologies), le tecnologie che la Commissione Europea ha definito abilitanti e che comprendono “sistemi di produzione e servizi, processi, impianti e attrezzature associati, compresi automazione, robotica, sistemi di misurazione, elaborazione delle informazioni cognitive, segnali, elaborazione e controllo della produzione mediante sistemi di informazione e comunicazione ad alta velocità”.

I brevetti relativi alle KET (quasi 8mila in un decennio) sono cresciuti ad un tasso dell’0,7% l’anno, quindi leggermente inferiore rispetto alla crescita totale dei brevetti italiani in Europa (1%). La prima tra le sei categorie che raggruppano le KET è quella dell’advanced manufacturing, le tecnologie che riguardano il mondo della robotica in senso lato, nella quale l’Italia ha depositato quasi 6.000 domande all’EPO.

Robotica e intelligenza artificiale
Esempio di KET

La regione battistrada in questa sfida sulle frontiere dell’automazione industriale, dei robot e dell’intelligenza artificiale è l’Emilia Romagna, seguita da Lombardia, Veneto, Piemonte e Toscana.

L’altra grande componente tecnologica sulla quale l’Italia sta fortemente investendo negli ultimi anni è quella green. Dal 2016, in particolare, l’analisi di Unioncamere-Dintec consente di registrare un rinnovato interesse delle imprese verso le tecnologie a tutela dell’ambiente, che ha prodotto una ripresa della crescita delle domande italiane di brevetto europeo. Queste ultime sono il 7% delle domande complessive presentate nel decennio, anche se la produzione brevettuale resta inferiore a quella registrata nel 2012.

Il settore medicale (oltre a quello degli imballaggi) resta, ormai da più di quindici anni, l’ambito nel quale si è trasferita maggiormente l’innovazione italiana in Europa. Un primato, fondamentale in questo periodo di pandemia mondiale.

Buone notizie per Italia, insomma, che ha altri due assi nella manica in tema di tecnologia: il capoluogo del Piemonte sarà sede dell’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale (I3A) mentre a Milano arriverà il Tribunale Unificato dei Brevetti.

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