Uno studio dimostra che gli spettatori determinano gli esiti delle partite

È risaputo che giocare in casa rappresenta un vantaggio per le squadre sportive. Come mai ciò accade? Un team di ricercatori dell’Università di Trieste ha indagato i fattori che andrebbero a influenzare questo vantaggio casalingo. Si tratta di diversi fattori, che normalmente si verificano contemporaneamente e che, di conseguenza, sono difficili da districare e isolare. 

Silenzio, si gioca a porte chiuse. Uno studio dimostra che gli spettatori determinano gli esiti delle partite

Uno dei fattori più evidenti è il rumore dei tifosi nello stadio, con la maggior parte degli spettatori che sostengono la squadra in casa e fischiano la squadra in trasferta. Un’altra variabile importante è il bias dell’arbitro, che tende inconsapevolmente a favorire la squadra casalinga nel momento in cui deve prendere le decisioni. Gli altri fattori che determinano il vantaggio in casa sono la fatica del viaggio, la familiarità con condizioni come le dimensioni del campo e la routine pre-partita (stare a casa propria o in hotel), nonché diversi fattori psicologici, visto che gli atteggiamenti e gli stati d’animo dei giocatori e degli allenatori variano a seconda che siano in casa o fuori casa. 

Di tutti questi fattori, il tifo degli spettatori sugli spalti è considerato uno dei più rilevanti, ma nessuno studio finora lo aveva potuto isolare dagli altri per indagarne le dinamiche. Prima era stato possibile solo con alcune simulazioni in laboratorio. Alcuni studiosi avevano per esempio manipolato il rumore della folla per studiarne gli effetti sulle decisioni arbitrali: gli arbitri che osservavano i video con l’audio prendevano decisioni più favorevoli alla squadra di casa che alla squadra ospite di circa il 15% rispetto agli arbitri che osservavano gli stessi video senza audio. 

La possibilità di studiare gli effetti del tifo degli spettatori – o meglio della sua assenza – è stata data la scorsa primavera dalle partite giocate a porte chiuse a causa della pandemia da COVID-19

I ricercatori dell’Università di Trieste – Fabrizio SorsMichele GrassiTiziano Agostini e Mauro Murgia – hanno infatti provato a indagare se il vantaggio in casa e il bias dell’arbitro si verifichino anche durante le partite giocate in assenza di spettatori. L’ipotesi è che, se questi due fenomeni sono in gran parte dovuti al rumore della folla, l’assenza di spettatori dovrebbe ridurne la frequenza.

Gli studiosi si sono concentrati sulle serie A e B delle prime quattro nazioni del ranking UEFA (Spagna, Inghilterra, Germania e Italia), per un totale di 841 partite giocate a porte chiuse durante la prima ondata della pandemia. 

Fabrizio Sors ci illustra com’è stato realizzato lo studio: “Abbiamo recuperato i dati delle partite dai siti ufficiali dei vari campionati presi in esame. In particolare, oltre ai risultati finali, abbiamo considerato anche alcune statistiche relative alle prestazioni di squadra (ad esempio il possesso palla e i tiri in porta), nonché quelle relative alle decisioni arbitrali (falli, cartellini, rigori e minuti di recupero), per poi confrontarle tra casa e trasferta. Inoltre, abbiamo anche calcolato la percentuale di punti guadagnati in casa nelle ultime tre stagioni con il pubblico presente, in modo da poterla confrontare con quella osservata nelle partite a porte chiuse.”

Per quanto riguarda il vantaggio casalingo, è emersa una significativa riduzione della percentuale di punti ottenuti in casa. Mentre in condizioni normali le squadre ottengono mediamente circa il 60% dei punti totali in casa e solo il 40% in trasferta, tale differenza di 20 punti percentuali viene dimezzata quando si gioca a porte chiuse. Il ruolo del pubblico è ancora più evidente per quanto riguarda la distorsione delle decisioni arbitrali. Quando il pubblico è presente, infatti, le squadre in trasferta vengono sanzionate maggiormente in termini di falli, cartellini gialli e rossi e rigori a sfavore, mentre nelle partite disputate in assenza di pubblico questa distorsione decisionale non si è manifestata in nessuno dei parametri esaminati.

Si può ipotizzare dunque che l’assenza del rumore della folla abbia un effetto diretto sul pregiudizio arbitrale – dovuto all’assenza di pressione sociale – e un effetto sia diretto che indiretto sul vantaggio di casa: l’effetto diretto sarebbe dovuto alla mancanza di supporto per la squadra di casa (e di fischi per la squadra in trasferta); l’effetto indiretto sarebbe dovuto alla mancanza del bias dell’arbitro.

I risultati dello studio, pubblicato sullo European Journal of Sport Science, ci dicono dunque che, tra tutti i fattori che contribuiscono al vantaggio in casa e al bias dell’arbitro, il rumore della folla nello stadio ha un ruolo molto rilevante e che gli spettatori possono contribuire in modo significativo a determinare le dinamiche e gli esiti delle partite di calcio professionistico.

Dato che al momento sembra plausibile che si continuerà a giocare a porte chiuse (o “semichiuse”) ancora per un bel po’ di tempo, gli allenatori potrebbero trarre giovamento dai risultati di questo studio nella preparazione tattica delle partite, sia in casa che in trasferta.

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