Il lockdown dello scorso marzo, in risposta alla prima ondata della pandemia da Covid-19, ha condotto le persone all’isolamento inducendole spesso all’inattività fisica. Se alcuni individui hanno reagito sostituendo la corsa all’aperto o la nuotata in piscina con l’attività fisica in casa, altri hanno rinunciato completamente a muoversi. Quando combinati, isolamento e sedentarietà sono fattori che possono influenzare la qualità della vita in termini di salute psicofisica e aumentare il rischio di diverse malattie.

Con la seconda ondata della pandemia alle porte, la valutazione dei livelli di attività fisica dovrebbe essere incoraggiata per monitorare e identificare i soggetti a maggior rischio di inattività.

La smart technology è uno strumento efficace per valutare l’attività fisica e la salute individuale e può essere particolarmente utile durante un periodo di confinamento. Non a caso l’uso di dispositivi indossabili e di e-health, come smartwatch e braccialetti intelligenti che misurano la temperatura e altri parametri di salute, è in aumento e potrebbe essere utile durante questi tempi difficili che limitano le nostre possibilità di uscire a fare attività motoria.

Un team di ricercatori dell’Università di Trieste – Alex Buoite Stella, Miloš Ajčević, Giovanni Furlanis, Tommaso Cillotto, Alina Menichelli, Agostino Accardo e Paolo Manganotti – ha realizzato e condiviso un sondaggio online tra la popolazione italiana per raccogliere dati sull’attività fisica e sui cambiamenti della routine quotidiana tra gennaio 2020 e il periodo di blocco dal 23 al 29 marzo. Ai partecipanti è stato chiesto di fornire dati come il conteggio dei passi giornalieri (passi) e la frequenza cardiaca (FC) misurati e raccolti dai loro dispositivi.

Smartwatch

I risultati della ricerca sono stati appena pubblicati su The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness: durante il lockdown, il numero di passi dei soggetti intervistati è sceso da  circa 8000 a 3000 passi, mentre il picco medio di frequenza cardiaca è diminuito da 61 a 56.

Così commenta Alex Buoite Stella, primo firmatario dello studio: “Siamo nell’era tecnologie smart che forniscono importanti informazioni relative alla salute della persona. Attraverso un approccio multidisciplinare – fisiologia, bioingegneria, psicologia e medicina – questi strumenti aiutano a comprendere le proiezioni di rischio e a sviluppare protocolli di prevenzione e assistenza con l’obiettivo di ottenere una medicina sempre più di precisione, sempre più su misura”.

Le conclusioni degli scienziati sono che questi risultati forniscono dati oggettivi sugli effetti del blocco della scorsa primavera sull’attività fisica, dati che portano a incoraggiare l’uso di dispositivi intelligenti per monitorare e promuovere stili di vita sani di fronte a una condizione di confinamento.

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