In tutta Europa i casi di contagio aumentano giorno dopo giorno e con essi si alza purtroppo anche il numero di morti. L’Italia è stato il paese che ha messo in campo, quasi da subito, misure stringenti per combattere l’epidemia di Coronavirus e tanti paesi, che ridacchiavano guardandoci, poco dopo hanno dovuto copiare l’operato del Governo italiano.

Il lockdown ha portato con sé diverse problematiche, una su tutte la difficoltà delle piccole attività imprenditoriali a sopravvivere, tant’è che l’ISTAT ha quantificato che 2,1 milioni di imprese hanno chiuso con una perdita di 1,3 miliardi di ricavi. Lo strascico di quella situazione ha portato ulteriore instabilità nell’economia del paese che ora fatica ad azionare una ripresa economica.

Fonte ISTAT

Ora non sappiamo se il Coronavirus stia per colpire di nuovo con forza il nostro Paese, ma dovremmo aver imparato, in quei mesi di ferma forzata, che è necessario cambiare i modelli di business, rivoluzionare gli assetti aziendali, anche quelli delle piccole imprese, acquisire nuove competenze digitali, ripianificare le strategie di marketing puntando la prua in direzione Internet.

Chi ha passato il periodo di lockdown a piangersi addosso e successivamente ha speso l’estate a nicchiare sotto l’ombrellone incrociando le dita e sperando in una ripresa comune, in un maggior sostegno da parte dello Stato, nella conclusione definitiva dei contagi, probabilmente ha fatto male i conti. I dati economici ci stanno indicando che la ripresa ancora stenta ad arrivare, i dati medici ci mettono in guardia su una possibile seconda ondata dell’epidemia.

Ragionando in maniera razionale e quasi brutale gli imprenditori avrebbero dovuto capire che questi mesi erano il momento migliore per imparare che una crisi finanziaria, un virus, o qualunque altro evento rilevante, possono compromettere la stabilità di un paese e quindi è necessario tenere pronto un piano B, costruirsi una rete di salvataggio, pianificare strade differenti da quella principale che, fino a quel momento ha funzionato. Se non lo abbiamo capito ora sarà difficile cavarsela in un futuro che ormai ha sostituito l’aggettivo roseo con incerto.

di Christian Tosolin

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