Al vaglio alla Camera il decreto legge sulle intercettazioni che dovrebbe essere tramutato in legge. Al suo interno spunta l’articolo 7bis dal nome “sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio” che consiste nell’obbligo dell’introduzione, da parte dei provider, di un filtro anti pornografia che devrà essere fornito ai propri clienti. Inoltre gli operatori di telefonia, reti tv e comunicazioni elettroniche dovranno pubblicizzare il servizio per aiutare i consumatori a compiere scelte informate.

La legge prevede che i contenuti pornografici o assimilabili dovranno essere bloccati di default e solo l’intestatario del contratto potrà richiedere la disattivazione del filtro.

Ma può un filtro essere preciso nel censurare solo ed esclusivamente il materiale pornografico presente sul web? Le esperienze di questo tipo, già avviate in via sperimentale in altri paesi, hanno dimostrato che spesso vengono bloccati anche contenuti che niente hanno a che fare con il mondo della pornografia o viceversa diversi contenuti per adulti riescono a sfuggire al filtro visto che i pacchetti di dati che transitano su Internet sono cifrati.

Se la legge passerà vedremo se, quando verrà messo in pratica l’articolo 7bis, il web riuscirà ad essere imbrigliato da un filtro o, come spesso avviene, gli sviluppatori sapranno abilmente aggirarne la censura.

Argomenti #censura #internet #pornografia #web