L’imprenditoria femminile al G20

 L’imprenditoria femminile al G20

A ottobre, saranno portate al tavolo del vertice generale del G20 le analisi e le proposte in tema di ripresa economica e partecipazione femminile affrontate a metà luglio, a Roma, al Summit W20.

Tra gli obiettivi emersi dal Summit spicca su tutti la valorizzazione dell’imprenditoria femminile: un tema che interessa l’intera Ue e che non sembra ancora risolversi: meno del 5% delle donne europee è imprenditrice, con un gap medio rispetto agli uomini di 4.3 punti nel periodo 2014-2018. 

“Portare la questione delle donne e dell’uguaglianza di genere al centro dell’agenda politica internazionale è un obiettivo ambizioso che deve coinvolgere gli sforzi delle istituzioni, della politica e della società civile. Sono certa che gli orientamenti e le proposte che emergeranno da questa Conferenza saranno accolte dalla Presidenza italiana del G 20 e diventeranno parte integrante dei lavori del Vertice dei leader del prossimo ottobre. Se guardiamo alla storia femminile negli ultimi decenni ci troviamo di fronte a una sorta di Giano bifronte; un’entità a due facce in cui gli enormi progressi fatti in ogni campo dell’agire umano, dalle Istituzioni alle imprese, dal lavoro alla famiglia, si accompagnano a situazioni di disparità, di discriminazione, di violenza che le donne subiscono in ogni parte del mondo” così la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, al “Rome Women 20 summit”.

In 18 paesi del G20 le donne continuano a essere pagate almeno il 15% in meno degli uomini; mentre a livello occupazionale solo il 55% delle donne è coinvolto nel mercato del lavoro, in confronto al 78% degli uomini.

“Persistono nei paesi del G20 anche ostacoli formali e culturali all’avvio di attività imprenditoriali femminili che vanno assolutamente rimossi. Le donne sono poi scarsamente rappresentate agli alti livelli delle industrie tecnologiche e hanno mediamente minori possibilità di accesso ad acquisire competenze digitali avanzate. Ritengo poi molto importante che, oltre a questi temi, la presidenza italiana abbia deciso di concentrare la sua attenzione anche sulla violenza contro donne e ragazze e sulla sostenibilità ambientale. La violenza contro le donne è una piaga globale che colpisce 1 donna su 3 nel mondo e assume forme diverse: può essere fisica, psicologica, sessuale, economica, lavorativa, digitale, e rappresenta una violazione dei diritti umani e uno dei principali ostacoli al raggiungimento dell’eguaglianza di genere” ha continuato la Presidente Casellati.

L’imprenditoria femminile al G20

Secondo un’analisi Prometeia su dati vari (Unioncamere-Infocamere e Istat), in Italia, il differenziale tra imprenditori e imprenditrici si attesta intorno a 4.8 punti percentuali se si guarda alle imprese consolidate. Ma il dato medio nasconde un’ampia disparità territoriale: il 36.3% delle imprese femminili infatti si concentrano nel Mezzogiorno, dove la loro quota sul totale è generalmente più elevata.

Più in generale però, le donne continuano a pagare un prezzo più alto degli uomini della crisi provocata dalla pandemia. A pesare maggiormente sulle performance delle imprese femminili è stata la componente settoriale, ovvero i comparti più colpiti dalla crisi sono infatti quelli in cui la specializzazione dell’imprenditoria femminile è più alta: servizi a persone e imprese (al cui interno il settore dei servizi alla persona registra la più alta quota di imprese femminili: 59%), accoglienza e ristorazione, cultura e intrattenimento e alcuni settori industriali come il sistema moda.

Sempre secondo Prometeia, l’impatto sulle nuove iscrizioni di imprese femminili è già evidente nel secondo trimestre 2020. A fronte di un calo di iscrizioni del 35.2% delle imprese maschili, le femminili hanno registrato un crollo più consistente (-42.3%). Divario che si allarga notevolmente in alcune regioni del Nord (Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria) ed è invece ridotto nelle regioni del Sud, fino ad invertirsi in Molise e Basilicata (le regioni a maggior prevalenza di imprenditoria femminile), in cui il calo di iscrizioni maschili supera quello femminile.

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