Virus, comunicazione e politica

 Virus, comunicazione e politica

La comunicazione politica di oggi sfocia spesso e volentieri nel marketing politico. Si può dire che siano diventati elementi complementari. Al centro dovrebbe esserci il partito, ma la personalizzazione della politica lo ha sostituito come il suo leader. Un meccanismo che vale anche per la comunicazione istituzionale: al centro dovrebbe esserci l’istituzione, ma è sempre l’uomo politico a primeggiare. È il processo che dà vita al concetto che ho battezzato come ‘leadersivo’, cioè un leader frutto della politica dominata dal marketing e che cerca il suo posto al sole proprio nel mercato della politica esattamente come un’azienda cerca di posizionare il suo detersivo”.

Il giornalista avellinese e fondatore di Velocità Media, Domenico Bonaventura, focalizza subìto, fin dall’introduzione, il cuore del tema affrontato nel suo nuovo saggio “VIRUS, COMUNICAZIONE E POLITICA”, appena pubblicato dalla Aracne Editrice: l’intrinseca difficoltà della comunicazione politica a rimanere entro i suoi confini e il desiderio di sconfinare quotidianamente al di là del convenzionale, con l’unico obiettivo dell’affermazione della propria immagine e della propria personalità.

L’autore, giornalista e consulente per la comunicazione politico-elettorale, analizza nella sua opera la comunicazione politica di sei leader nel periodo che va dalla dichiarazione dello stato d’emergenza (31 gennaio 2020) alla fine del lockdown (4 maggio 2020): ben 93 giorni in cui sono stati messi sotto i riflettori Conte, Renzi, Salvini, De Luca, Berlusconi e Meloni

Domenico Bonaventura

Bonaventura ne viviseziona le strategie e le tecniche di comunicazione, l’utilizzo più o meno accelerato dei social, le uscite sulla stampa, le ospitate in tv, la narrazione scelta per arrivare ai cittadini. E i risultati che ottengono in termini di consenso personale e di consenso al partito. 

Quello considerato è un periodo che stravolge la vita del mondo, ed è chiaro che anche il modo di comunicare la politica ne esca completamente cambiato – commenta il giornalista –. Il popolo si stringe intorno alle istituzioni e a volte è l’istituzione che si fa politica, come nel caso del presidente del Consiglio, incalzato (già allora) da un Renzi che le prova tutte per cercare di distinguersi dalla sua stessa maggioranza. Se un leader come Salvini risente grandemente del cambio di agenda e della necessità di modificare l’approccio col suo popolo, conquista invece la ribalta nazionale Vincenzo De Luca, che fa della durezza di azione e di linguaggio la propria cifra comunicativa. Accanto a loro, Silvio Berlusconi sceglie ostentatamente la strada della responsabilità e della collaborazione istituzionale, mentre Giorgia Meloni mette sul tavolo una strategia che sembra pagare”. 

Virus, comunicazione e politica

Avvalendosi dei contributi di Francesco Di Costanzo (presidente di PA Social), Livio Gigliuto (vicepresidente dell’Istituto Piepoli) e Michele Zizza (Phd in Strategic Communication – Coris La Sapienza), di un’intervista ad Alessio Postiglione (già portavoce del sottosegretario al Mibact) e dei dati di Data Media Hub, l’autore scatta un’istantanea dei mutamenti che il mondo della comunicazione politica ha conosciuto durante la prima fase della pandemia, analizzando le tecniche con cui la politica ha comunicato sé stessa. 

Inoltre Bonaventura si concentra sull’uso dei social: determinanti più che mai nel consentire un rapporto tra leader e seguaci, portano però anche a un divaricamento ulteriore del fenomeno della disintermediazione. Un fermo immagine di un momento storico, insomma, che segnerà l’avvenire. Della politica e della comunicazione che la racconta. 

Il saggio è disponibile sul sito della Casa e sulle maggiori piattaforme di vendita di libri online (AmazonLibreria UniversitariaLibro CoIppogrifoGoodbook).

Potrebbe anche interessarti