Sta per concludersi un anno che ha visto settori in continua crescita e sviluppo, grazie alla buona gestione delle risorse ed alla capacità di adattamento ai tempi in continua evoluzione digitale, ed altri muovere passi attenti, cauti e calibrati per riuscire a far fronte ad una crisi probabilmente senza precedenti. Con la ripresa delle attività in questi giorni è sempre più sentita l’importanza del rilancio del Made in Italy per le festività che vedono soprattutto i social media protagonisti, in quanto mezzo con cui far conoscere le varie imprese italiane all’intero popolo del web sensibilizzandolo sull’acquisto di prodotti a km zero o quantomeno di provenienza italiana.

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Già all’inizio dell’emergenza Covid si erano studiate, e consecutivamente valutate, strategie che permettessero un rilancio del Made in Italy in chiave digitale ed innovativa, cogliendo perciò il momento difficile come una reale opportunità di sviluppo economico-sociale. Economico perché ancora una volta chi è riuscito a reinventarsi in modo originale , analizzando la richiesta di un mercato sempre più proiettato all’acquisto online, ha saputo far risalire la curva dei profitti senza subire ingenti perdite. Sociale perché il cambiamento di una mentalità radicata e conservatrice, legata alle tradizioni come quella italiana ha atteso fin troppo prima di progredire con un definitivo e deciso passo in avanti verso ciò che ha determinato il nostro presente in vista del futuro: il digitale.

Rilanciare tutti i settori comprendenti il Made in Italy significa ripartire dalle singole aziende migliorando la loro produttività, adottando processi di innovazione, riqualificazione tecnologica, miglioramento della qualità dei prodotti e dei processi di distribuzione nonché apertura a forme di finanziamento diverse da quella bancaria.

Un primo impulso è stato dato dal Patto per l’export realizzato alla Farnesina che, mettendo in connessione enti, regioni, associazioni di categoria ed amministrazioni ha saputo definire 6 pilastri strategici che permettano di sostenere lo sviluppo del territorio e dell’economia nazionale.

In primo luogo si è messo in risalto l’importanza di un re-branding, ovvero la costruzione di una narrazione dell’Italia per l’estero. Occorre raccontare il Made in Italy evidenziando la qualità, l’innovazione e la sicurezza, facendo conoscere i casi di successo come tratto distintivo dell’italianità nel mondo.

In secondo luogo è necessario dare alle imprese la formazione e l’informazione ovvero metterle nelle condizioni di poter avere gli strumenti, le conoscenze e le competenze adeguate per avviare un processo di internazionalizzazione. Su questo punto si è pensato di creare un portale pubblico esclusivo statale di riferimento per le imprese per accedere ai servizi per l’export.

Il terzo pilastro è costituito dall’e-commerce che, come si ribadiva poc’anzi, rappresenta il nodo cruciale per la ripresa, in concomitanza ad un presidio governativo dei principali marketplace globali.

Il quarto pilastro è rappresentato da ciò che quest’anno è stato momentaneamente interrotto per ovvie ragioni, ovvero l’organizzazione di fiere che permettano alle PMI italiane di aumentare la loro visibilità, attrarre investitori e buyer importanti. In aggiunta alle fiere il quinto pilastro rappresentato dalla promozione integrata, divulgata attraverso una comunicazione lineare e coerente di tutte le eccellenze del Made in Italy, quali ad esempio il settore della moda, del turismo, dell’agroalimentare e del design.

In ultima posizione ma non per importanza la finanza agevolata intesa come finanziamenti a tassi agevolati, contributi a fondo perduto, garanzie e contro-garanzie rappresentano ad oggi alcune delle soluzioni per permettere all’economia del Paese di fruire in modo dinamico rispondendo ad una consistente offerta da parte del mercato italiano ed agevolando la domanda d’acquisto di esclusivi prodotti italiani, oggigiorno non molto alta poiché concorrenziale in termini di prezzi a ciò che la globalizzazione propone.

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