Donne, stringete i denti durante il lockdown. Non abbassate mai la guardia, continuate a lavorare e non arrendetevi: le decisioni che prendete oggi sono irreversibili perché, quando poi tra qualche anno i vostri figli saranno grandi, non riuscirete più a entrare nel mondo del lavoro”.

Lo dice con il sorriso Azzurra Rinaldi, ma anche con la forza e la determinazione di chi ci crede, perché le tematiche dell’occupazione femminile e della disparità di genere le vive, studia e insegna. Il suo curriculum parla chiaro: è responsabile del Corso di Laurea in Economia delle aziende turistiche e Professoressa aggregata di Economia dei Paesi emergenti e di Economia politica per il turismo presso l’Università Unitelma-Sapienza. Autrice di numerosi saggi scientifici, è mamma di tre figlie e “testa d’ariete” di campagne politiche, sociali e social quali #halfofit e #giustomezzo. 

Azzurra Rinaldi

Su twitter, il suo account è @economistaxcaso. Perché per caso? “Perché il mondo economico è un mondo maschile. Sono poche le economiste che riescono a sfondare il tetto di cristallo sopra di noi. In Italia continuano a esistere forti pregiudizi di genere e molte chiusure: ci laureiamo in tante, ma in poche riusciamo – ad esempio – a entrare nel mondo accademico e a salire di grado. Ma anche su questo, stiamo lavorando!”. E allora lei come ha fatto, qual è il segreto? “Perché io rompo, chiedo, mi impegno a cambiare la narrazione mainstream che vuole una donna che rinuncia e che non si va a prendere le cose che le spettano. Sia a casa che sul posto di lavoro”.

In Italia oltre il 60% delle attività di cura rivolte a anziani, bambini o ammalati in famiglia ricade sulle spalle delle donne. Qualche esempio: accompagnare i figli a scuola, affiancarli nello svolgimento dei compiti scolastici, lavarli. Senza contare, l’accudimento della casa. “Calcolando che un giorno è fatto per tutti di 24 ore, è evidente che il tempo a disposizione di una donna per le proprie attività professionali è contratto”. Quindi? “Quindi occorre cambiare mentalità, cambiare la nostra categoria. Durante il precedente lockdown, ad esempio, a casa mia l’organizzazione domestica era paramilitare. I compiti erano divisi equamente tra tutti, così come io e mio marito abbiamo suddiviso parimenti la giornata lavorativa. Dobbiamo aumentare la nostra consapevolezza ed educare le nostre figlie a farlo, ribaltando il punto di vista e non perdendo di vista la prospettiva di lungo periodo”. Già, perché l’educazione è parte fondamentale di questa rivoluzione sociale.

Come è partita allora la campagna del Giusto Mezzo?  Ispirandosi all’iniziativa europea #halfofit – promossa da Alexandra Geese, Membro del Parlamento Europeo, Verde/EFA – nata per chiedere alla Commissione europea e al Consiglio europeo di rispettare l’articolo 23 della Carta europea dei diritti fondamentali in cui si afferma che “la parità tra donne e uomini deve essere garantita in tutti i settori, compreso l’impiego, il lavoro e la retribuzione”. La richiesta di #halfofit è che almeno la metà del Fondo per la ripresa e la ricostruzione sia spesa per l’occupazione e la promozione dei diritti delle donne, nonché per la parità tra i sessi, in linea con la strategia per l’uguaglianza di genere della Commissione europea adottata nel marzo 2020. #Halfofit è stata portata in Italia da Costanza Hermanin, Fellow dell’Istituto Universitario Europeo. Azzurra Rinaldi è stata poi una delle due economiste a cui Alexandra Geese ha affidato l’analisi di impatto di genere sul Next Generation EU che stabiliscono i criteri per la sponsorizzazione dei progetti nazionali.

In Italia abbiamo più bisogno di altri Paesi di parlare di questi temi. Ci siamo accorte che nella maggior parte di questi fondi, anche da un punto di vista lessicale, non si faceva cenno alle parole ‘donne’ o ‘genere’. Tutto per noi è più difficile. Pensiamo alle imprenditrici e all’accesso al credito: spesso i valutatori sono uomini che, anche inconsciamente, tendono a premiare di meno le donne”.

#Halfofit ha vinto e le richieste sono state accettate nei quattro regolamenti Next Generation EU: un successo, messo nero su bianco, grazie allo studio di genere “NextGenerationEU Leaves Women Behind. Gender Impact Assessment of the EC Proposals for the EU Recovery Plan”.

Ora Next Generation EU deve essere recepito dall’Italia: entro febbraio si dovrà predisporre un Piano nazionale. E qui nasce il Giusto Mezzo che con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiede interventi strutturati in tre ambiti:

  • L’allargamento dell’offerta sulla cura della prima infanzia, dei bambini (nidi e tempo pieno) e della cura familiare in generale (anziani e non autosufficienti).
  • Il rilancio dell’occupazione femminile (anche riprendendo ipotesi di supporto fiscale: in questo modo, si favorisce l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro).
  • Il gender pay gap, perché la disparità salariale tra uomini e donne non è solo una questione femminile, ma allontana l’intero paese da un efficiente utilizzo delle risorse con le quali creare benessere per l’intera popolazione.

“La prospettiva non è femminista, ma economica: le donne rappresentano il 51,4% della popolazione italiana e in media solo 1 su 2 lavora, al sud solo 1 su 3. Una su cinque abbandona il lavoro appena partorisce. Il risultato? Non si produce reddito. E il fatto che le donne abbiano studiato molto, ma che alla fine non lavorino è un disinvestimento per lo stato.  Dobbiamo pensare ad un sistema per liberare la forza lavoro” spiega Azzurra Rinaldi, soddisfatta che la petizione abbia già raccolto 44.603 firme. Con lei, fin da subito anche Alessia Centioni, Alexandra Geese, Chiara Gribaudo, Francesca Fiore, Costanza Hermanin, Sarah Malnerich, Valentina Parenti, Pina Picerno, Daniela Poggio, Lia Quartapelle, Mila Spicola e Cristina Tagliabue.

I social vi hanno aiutato ad amplificare il vostro messaggio?
Sì, i social lo hanno fatto arrivare a chi si doveva svegliare”. Come ribadire, che non si deve mai abbassare la guardia.

Argomenti #azzurra rinaldi #gender gap