Francesca Randone, 25 anni tra pochi giorni, brillante laureata magistrale in Matematica all’Università di Trieste, ha vinto il prestigioso Premio Bellisario per il suo lavoro di tesi di laurea.

Il Premio della Fondazione Marisa Bellisario è un riconoscimento che viene assegnato ogni anno a donne che si sono distinte per il merito, la determinazione, la fiducia in sé stesse e nelle proprie capacità, lo spirito di sacrificio, il fermo impegno per il raggiungimento di un traguardo.

Gli Atenei italiani coinvolti sono stati oltre 40 e 3 grandi aziende – LeonardoAcea e Terna – sono state impegnate in un rigoroso processo di selezione che ha portato alla proclamazione delle tre vincitrici: oltre a Francesca Randone, Annalisa Bovone e Francesca Porcu.

Francesca Randone lo ha conquistato con la sua ricerca per la tesi, un mix di matematica e intelligenza artificiale con applicazioni ai sistemi complessi, in particolare quelli biologici. 

Abbiamo intervistato Francesca e per prima cosa le abbiamo chiesto cosa l’abbia spinta a studiare una disciplina che da sempre è la croce di molti studenti: la matematica.

«È stata una scelta abbastanza semplice. Alle superiori amavo le materie scientifiche e per un po’ avevo pensato di studiare fisica perché mi affascinava moltissimo la relatività, anche se sapevo di essere più portata per la matematica. Il vero punto di svolta è stato al quarto anno del liceo scientifico, quando la mia professoressa di matematica mi prestò un libro, “L’enigma dei numeri primi” di Marcus Du Satoy. Tra le altre cose, l’autore sostiene la tesi per cui la matematica esiste al di fuori della mente umana, indipendentemente da essa: questo aspetto mi conquistò completamente e da quel momento non ho più cambiato idea su cosa avrei voluto studiare.»

Nella tua tesi magistrale affronti un tema affascinante che mescola matematica e intelligenza artificiale: come ti è venuta l’idea?

«Anche se appena iniziata l’università ero sicura di voler studiare matematica pura, nel corso del tempo mi sono spostata verso argomenti sempre più applicati. Già per la laurea triennale mi ero occupata di calcolo differenziale stocastico, quindi al momento di decidere per la tesi di laurea magistrale ho cercato un relatore che trattasse un argomento simile. È stato così che ho conosciuto il prof. Luca Bortolussi, docente di Computer Science, che da subito mi ha proposto un argomento interessante che metteva insieme la matematica con le applicazioni biologiche: era esattamente quello che stavo cercando!»

In cosa consiste la tua ricerca?

«Si tratta di un nuovo metodo di approssimazione per sistemi stocastici. Il metodo era già stato sviluppato in una collaborazione tra il prof. Bortolussi e la Scuola IMT Alti Studi Lucca, dove ora svolgo il dottorato, e il mio compito era quello di dimostrare che matematicamente questo algoritmo ha delle buone proprietà e ci consente di ottenere informazioni sul sistema a cui viene applicato. Gran parte del lavoro nella tesi è servito a formalizzare matematicamente questi problemi e a rendersi conto di quali potessero essere le varie strade per approcciarli. Sto continuando a lavorarci tuttora nel mio progetto di dottorato.»

Cosa hai provato quando hai saputo del premio?

«Mi sono emozionata moltissimo! Quando sono stata segnalata dall’università non conoscevo né il Premio né la Fondazione Marisa Bellisario, ma mi sono subito documentata e ho scoperto quante donne importanti fossero state vincitrici negli anni scorsi. Mette anche un po’ di soggezione a pensarci adesso. Tra l’altro non pensavo assolutamente di poter vincere, quindi è stata anche una grande sorpresa.»

Qualche anno fa sei partita dalla tua città, Siracusa, per studiare matematica a Trieste, ora sei a Lucca per un PhD alla Scuola IMT, e poi? Cosa vorresti fare “da grande”?

«Mi piacerebbe continuare a fare ricerca, ancora non so se in ambito accademico o industriale. Il dottorato sarà un bel banco di prova per capire se è veramente la mia strada.»

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

«Mi interesso di divulgazione scientifica e cerco di farla attivamente il più possibile. Oltre a diventare brava in quello che faccio mi piacerebbe diventare brava anche a raccontarlo agli altri e a far appassionare le persone al mondo della scienza. Per il resto amo moltissimo il cinema e andare a sentire musica live, anche se al momento ho ridimensionato drasticamente entrambe le attività a causa del Covid.»

Per chi se la fosse persa, la premiazione, trasmessa su Rai 1 lo scorso 17 ottobre, si può rivedere su Raiplay.

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