Ce ne siamo accorti un po’ tutti, in seguito al lockdown causa Covid avvenuto la scorsa primavera, la qualità dell’aria migliore ha giovato al nostro pianeta.

Uscire sui balconi delle nostre case e non sentire il continuo passaggio di auto, motorini e camion a qualcuno ha fatto una certa impressione ma non percepire quel fastidioso, quanto persistente, odore di combustibili bruciati e non vedere, nelle aree industriali, i fumi fuoriuscire dai camini delle fabbriche, ha stupito molti di noi alimentando la sensazione che l’aria fosse effettivamente più pulita e sana.

Adesso uno studio conferma che quella non era solo una forte sensazione, la scienza ha potuto dimostrare che è avvenuto un effettivo calo delle concentrazioni di particolato atmosferico in alcune regioni di Cina (esaminando il periodo dal 1 febbraio al 31 marzo del 2020) e Europa (dal 21 febbraio al 17 maggio del 2020). Lo studio pubblicato da un team di scienziati dell’Università di Notre Dame di South Bend (Indiana) su The Lancet Planetary Health, che si è avvalso della combinazione di aspetti di epidemiologia, ingegneria ambientale, statistica e filosofia,  non si è fermato qui ed ha potuto constatare che la chiusura forzata dovuta alla pandemia ha evitato che in un Paese estremamente inquinato come la Cina, a fronte dei 3.309 decessi dovuti al Covid-19, si siano risparmiate circa 24.000 morti per inquinamento (stimate), relativamente al periodo preso in esame dallo studio.

La ricercatrice Paola Crippa del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Scienze della Terra, facente parte del team che ha effettuato lo studio, dichiara “Consideriamo il lockdown come il primo esperimento globale di scenari forzati a basse emissioni. Questo esperimento unico al mondo ci mostra che è possibile ottenere ottimi risultati anche in aree fortemente inquinate e in un lasso breve di tempo, se le misure adottate sono drastiche”.

Nel 2016 l’OMS ha attribuito all’inquinamento ambientale 4,2 milioni di morti premature in tutto il mondo, indicando le zone del Pacifico occidentale e del sud-est asiatico come le più colpite.

Per quanto riguarda l’Europa i risultati hanno presentato uno scenario un po’ diverso dal momento che sarebbero state evitate circa 2.109 morti (stimate) grazie al lockdown ma, in questo momento storico, il prezzo da pagare si è rivelato decisamente alto dovendo contare un numero di decessi molto più alto a causa del Covid-19. Ciò non vuol dire ovviamente che, nel caso fossero prese drastiche misure di prevenzione anti-inquinamento per un periodo più lungo, le vite umane salvate non sarebbero moltissime anche in Europa (la stima dello studio riporta fino a 287.000 in Cina e 29.500 nel nostro continente).

Questa ricerca risulterà fondamentale in futuro per attivare delle politiche di controllo al fine di ottenere un sostanziale miglioramento della qualità dell’aria, aumentando ad esempio, come già sta avvenendo, la mobilità elettrica, favorendo il trasporto pubblico, adottando limiti di emissione più severi per le industrie.

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