Il nostro Paese è stato colpito dalla pandemia di Covid-19 in maniera più precoce e più grave che in altri paesi. Perché prima l’Italia?

È questa la domanda a cui hanno cercato di rispondere, in piena emergenza pandemica, un gruppo di scienziati delle università di Trieste, della Basilicata, di Cagliari, di Sassari, mettendo in relazione la diffusione del virus in Italia con le particolari condizioni climatiche, atmosferiche, ambientali, geografiche ed economiche della Val Padana, evidenziando delle similitudini con quelle di Wuhan, l’ormai nota città della provincia di Hubei, in Cina. 

Il gruppo di ricerca – composto da studiosi nel campo dell’urbanistica e della pianificazione, della geografia umana ed economica e della epidemiologia e della medicina – ha ricostruito un inedito indicatore di mortalità da SARS-Cov-2 a livello provinciale, che ha confermato una mortalità superiore alle attese nel Nord Italia (nelle province padane in particolare), mentre nel resto della penisola si è mantenuta in linea con l’anno precedente, se non addirittura inferiore. 

Gli autori dello studio hanno osservato delle relazioni molto forti tra tasso di mortalità, scarsa qualità dell’aria e aumento del consumo di suolo, nonché con alcune caratteristiche dell’area, soprattutto l’ampia mobilità pendolare e la dimensione e la densità medie degli insediamenti.

Abbiamo costruito un’ampia e articolata banca dati delle province italiane sulle variabili ambientali, geografiche, socio-economiche e sanitarie” spiega Giuseppe Borruso dell’Università di Trieste “che ci ha consentito di osservare le molto marcate differenze territoriali degli effetti del Covid-19 nel nostro paese.” “Il lavoro fatto fino a qui è il punto di partenza per un progetto più ampio” aggiunge Ginevra Balletto dell’Università di Cagliari “stiamo lavorando a una mappa del rischio sanitario, uno strumento utile per il futuro per evidenziare aree sensibili in caso di nuovi eventi pandemici“.

Prof. Giuseppe Borruso

Se ne discuterà a Trieste Next, venerdì 25 settembre, con gli autori della ricerca Giuseppe Borruso, Ginevra Balletto, Paolo Castiglia, Marco Dettori e Beniamino Murgante, e con Vanessa Nicolin, docente di Anatomia Umana e responsabile del Laboratorio di Ricerca Bone Lab dell’Università di Trieste. A moderare l’incontro Diana Cavalcoli, giornalista Corriere della Sera.

L’evento è ad accesso libero su prenotazione

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