Impostosi in tutto il mondo tra i topic dominanti durante il lockdown, lo smart working, o lavoro agile, rappresenta con ogni probabilità un’eredità che il mondo del lavoro si porterà dietro a lungo, auspicabilmente con migliorie e evoluzioni tecniche.

Quando i dipendenti sono impossibilitati a recarsi sul luogo di lavoro, lo smart working diventa uno strumento essenziale a garantire operatività e continuità. Tuttavia l’opportunità presenta diverse insidie, a partire dalla difficoltà di pronto intervento sui processi, soprattutto in quelli per cui sono richieste una costante supervisione ed un intervento su diversi sistemi all’interno di un’organizzazione. Serve quindi adottare strategie che possano prevenire la perdita d’informazioni e interruzioni del processo produttivo e che al contempo tengano conto di tutti quei fattori che incidono sull’ecosistema lavoro quali ad esempio: globalizzazione, preoccupazioni per la salute e la crescente domanda di lavoro flessibile o così definito “agile” ovvero in grado di adattarsi ai nuovi modi di lavorare.

Nello scenario lavorativo continua e continuerà sempre più ad imporsi la presenza della tecnologia, in grado di supportarci e offrirci performance flessibili di team di lavoro, salvaguardando punti fondamentali come la concentrazione e la collaborazione, indipendentemente dalla configurazione dell’ufficio del futuro o delle specifiche aree di lavoro al suo interno.

Come le basi stesse del modo in cui lavoriamo cambiano, lo stesso vale per le fonti dei dati che utilizziamo per prendere decisioni aziendali. Mentre la Business Intelligence continuerà a migliorare il futuro degli edifici “intelligenti”, diventerà sempre più importante per le aziende ottimizzare le modalità di lavoro dei dipendenti operativi da remoto. Avanzate tecnologie, per esempio, possono offrire nuovi flussi di dati per aiutare le imprese a valutare l’efficacia di questi nuovi ambienti di lavoro e a prendere decisioni per adattarsi velocemente agli odierni tempi in continua evoluzione, con la certezza che i propri dipendenti siano produttivi e pienamente coinvolti nel processo.

Al fine di garantire il miglior servizio possibile, inoltre, è necessario assicurare ai lavoratori un’ ambiente e delle condizioni che gli permettano di rimanere concentrato, si tratti di smart working o meno. Perciò, oltre a dotare le persone degli strumenti software per comunicare e collaborare, le società devono investire anche sull’architettura degli spazi e, per chi lavora da remoto, prevedere un budget che consenta loro di creare una zona ufficio nell’ambiente domestico. In qualsiasi ambiente ci si trovi, la componente hardware potrà svolgere un ruolo di supporto da non sottovalutare; pensiamo alla possibilità di lavorare su un monitor più grande o con cuffie dotate di cancellazione del rumore e indicatori di luce per non essere disturbati.

Poiché la globalizzazione, i prezzi immobiliari e una miriade di altri fattori guidano l’aumento esponenziale dei team distribuiti, ogni azienda deve disporre degli strumenti che consentono la collaborazione tra individui in diverse località e fusi orari.

Umanizzare gli spazi di lavoro virtuali diventerà fondamentale per mantenere la creatività, l’innovazione, il lavoro di squadra e i conseguenti guadagni di produttività in qualsiasi organizzazione.

Elementi digitali come i webinar, le lavagne interattive e la condivisione dello schermo diventeranno strumenti sempre più importanti, ulteriormente abilitati da telecamere con campo visivo a 180° che consentono una panoramica completa di tutti i partecipanti in una sala riunioni.

di Elisa Laezza

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