Fino a qualche anno fa, guardando una qualsiasi puntata di serie TV stile CSI, capitava ad un certo punto che ci si trovasse di fronte ad una foto completamente sfocata da cui poi i tecnici tentavano di risalire ad una targa o ad un volto, in genere con successo e alla parte di pubblico più critica sfuggiva una risatina ironica visto che cose del genere erano ritenute pressoché improbabili. Bene, oggi ci stupiremmo meno visto che tra non molto potrebbe essere un’eventualità del tutto realistica.

Un team di ricercatori della Duke University ha infatti elaborato un algoritmo di super-risoluzione capace di ricreare un volto partendo da una foto completamente sfocata o addirittura pixellata. In verità PULSE (Photo Upsampling via Latent Space Exploration), questo il nome dell’algoritmo, lavora a livello di “immaginazione” nel senso che, partendo da alcune informazioni che gli vengono fornite e sfruttando le parti “leggibili” della foto, riesce a completare il volto dandogli un aspetto quanto più verosimile all’originale.

I ricercatori ci tengono a specificare che questo algoritmo non è stato pensato come uno strumento per l’identificazione facciale, ad esempio prelevando un frame da un circuito di videosorveglianza, in questo caso il risultato non sarebbe attendibile dal momento che non ne risulterebbe un’immagine riconducibile ad una persona reale quanto piuttosto a qualcuno di ipoteticamente esistente.

La destinazione d’uso di PULSE sarà principalmente quella di donare ad uno scatto una elevata risoluzione migliorando quindi una foto paesaggistica, un ritratto o un’immagine satellitare.

di Cristina Giacomelli

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