Nell’epoca dell’emergenza Covid_19 il ruolo della comunicazione ha avuto un’importante trasformazione non solo in termini di contenuti e metodi, ma di ruolo strategico e di approccio. 

Un‘influenza fondamentale per la costruzione di un linguaggio comune che riesca a sintetizzare interessi e visioni capaci di costruire un plus valore condiviso tra le parti a sostegno di una causa più alta, quale quella del benessere collettivo.

Uno strumento che nell’emergenza Covid_19 e post Covid fa comprendere come il valore dei contenuti e della creatività umana di riuscire a connettere mondi diversi a realtà lontane rappresenti best practice per il nuovo mercato che si sta definendo giorno dopo giorno. 

La situazione contingente ha sottolineato come la cultura digitale italiana debba essere accompagnata da una comunicazione e da una codicistica adeguata a diffondere e a sensibilizzare i processi di transizione da un interesse di un “io” ad un’agorà digitale in cui il mercato e i processi produttivi possano essere aggregatori e contaminatori di nuove esperienze nate all’alba e durante la crisi sanitaria. 

Una comunicazione integrata che dia vita quindi ad una collazione di natura olistica del concetto di città e del suo sviluppo in termini non solo di business e di vision, ma in primis di benessere inteso come paradigma simbiotico di algoritmi e di genomi produttivi inediti: comunicare significa non solo connettere gli elementi della tavola periodica umana e della sua evoluzione, ma la creazione di nuovi realtà e nuovi flussi.

di Riccardo Pilat 

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