In questo ultimo periodo così drammatico, in cui il distanziamento sociale fisico e in cui il lock down sono stati necessari, le aziende hanno dovuto rivedere la loro comunicazione; chi in maniera sostanziale, chi in alcuni aspetti specifici, ma in generale tutti nel piano di editoriale e in quello social. Nel giro di qualche giorno si è bloccata la macchina informativa e creativa di qualsiasi realtà, per fare il punto, per capire come ristrutturare la comunicazione e come reagire tempestivamente con la soluzione più efficace. Non sono mancati gli errori di chi è uscito con una comunicazione inopportuna, di chi ha continuato a “urlare la validità dei propri prodotti” e di chi non ha bloccato campagne. E se in “periodo di pace” potevano risultare invasive, in un contesto emergenziale di portata globale hanno generato perdita di credibilità e fiducia, scivolando inevitabilmente in una comunicazione di crisi mediatica da recuperare. Oggi dunque la comunicazione corporate ha sperimentato quanto sia fondamentale coltivare le relazioni, quanto la condivisione di una visione e lo spirito di squadra sia fondamentale nella buona riuscita generale delle attività, quanto l’immagine e la sua tutela siano fondamentali nel business e non siano il frutto di un piano di contenuti, ma di azioni, informazioni, relazioni. L’azienda ha chiesto molto ai collaboratori, ha chiesto fiducia, dedizione e azioni, senza, molto spesso, averli coinvolti e allineati prima.

Una grande lezione che oggi ci ha messo di fronte ad una serie di fatti su cui riflettere e migliorare, ovvero l’equilibrio costante. Bisogna avere una comunicazione equilibrata:
• tanto nella promozione e valorizzazione quanto nella tutela. Due politiche fondamentali sulle quali costruire le fondamenta della comunicazione corporate;
• tanto nella comunicazione verso l’esterno, quanto in quella verso l’interno. Non si può pensare di costruire una reputazione solida verso i clienti se i primi a non conoscere la solidità sono gli interni;
• nell’ascolto e nella produzione. Non si può solo promuoversi “urlando” bisogna ascoltare con attenzione per poter essere ascoltati a nostra volta;
• nel tono e nel messaggio. Molti piani editoriali sono stati completamente abbandonati perché con un tono troppo esagerato e con un messaggio troppo “invasivo”.

di Francesca Anzalone

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