Il rapporto tra Cittadini e Organi di informazione tradizionali come carta stampata e televisione si è sempre fondato sulla delega di fiducia. Un patto non scritto con cui il cittadino, in base alle proprie preferenze e non avendo la possibilità e gli strumenti per scandagliare tutti gli avvenimenti notiziabili che accadono nel mondo, delega alla redazione della testata prescelta  questo importante compito di selezione delle notizie rilevanti.

Tutto ciò accadeva in forza di due limiti oggettivi, lo spazio ed il tempo. Per i giornali lo spazio era ed è quello fisico delle pagine in cui inserire le notizie, in base ad un determinato ordine di importanza, scelto dalla redazione, e per argomenti. Per la televisione lo spazio in cui inserire la selezione di servizi era ed è quello che intercorre tra le sigle di inizio e fine dei telegiornali.

Il tempo di vita della notizia, invece, per i giornali era ed è quello del giorno di uscita i cui gli articoli riportano i fatti del giorno prima, mentre per la televisione era ed è la durata del telegiornale in cui inserire i servizi relativi ai fatti di giornata.

Con l’arrivo del web l’ecosistema della comunicazione è radicalmente cambiato. I riferimenti di spazio e tempo sono venuti meno. Ora lo spazio è illimitato ed il tempo di vita di una determinata notizia è congelato all’infinito. Il cambiamento più importante e profondo è caratterizzato dal venire meno di quella delega di fiducia tra Cittadini e Sistema dell’informazione.

Nel contesto attuale il cittadino dispone degli strumenti per arrivare direttamente al contenuto informativo di proprio interesse, potendo scegliere tra differenti piattaforme e flussi informativi, ma soprattutto può verificare se quella fiducia riposta in una determinata testata circa la selezione dei contenuti informativi è ancora di valore. Sempre più spesso vive un senso di frustrazione.

Questo allontanamento avviene perché  si accorge che la testata “prediletta” si limita a replicare contenuti informativi già ampiamente intercettati nel web, o perché si rende conto che la selezione delle notizie fatta dalla redazione, per lui non ha più la stessa rilevanza e aspettativa, o perché percepisce i toni utilizzati dalla testata di riferimento come sensazionalistici, o, ancor peggio, si accorge che  un contenuto è stato presentato in maniera differente da quanto magari ha già potuto vedere o ascoltare direttamente dalla fonte grazie al web.  

Tutto ciò rompe quel patto, fa venire meno la delega di fiducia accordata. Questo si traduce in disaffezione nel migliore dei casi, in sfiducia e perdita di credibilità verso il sistema dell’informazione nel peggiore dei casi.

L’esercizio della verifica delle fonti, il ruolo di critica, il compito di approfondire i contenuti prima di scrivere un articolo sono doveri e diritti sacrosanti del buon giornalismo. Purtroppo con sempre maggiore frequenza ciò che emerge dai fatti è la ricerca del sensazionalismo, l’esagerazione del linguaggio nei titoli, la banale rincorsa a un contenuto informativo già presente nel web, senza verifica e approfondimento.

Quando il mondo dell’informazione confonde la tempestività con la velocità, fa un cattivo servizio, abdicando dalle proprie responsabilità.

Il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, in questo momento storico caratterizzato dal Coronavirus, ha richiamato i colleghi alla massima responsabilità, ad una scrupolosa verifica delle fonti e ad una maggiore attenzione nella pubblicazione delle notizie per evitare allarmismi ingiustificati e facili sensazionalismi.

Il sistema dei media, prima di demonizzare il  web (che presenta sicuramente molte ombre), dovrebbe scendere dal proprio piedistallo ed affrontare un sincero percorso di autocritica, per recuperare da parte dei cittadini quell’importante delega di fiducia che nei fatti si chiama, credibilità.

di Vittorio Sgueglia della Marra

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