Il 2025 è stato un anno di frenata per Tesla: le consegne globali si sono attestate attorno a 1,63 milioni di auto elettriche, con un calo di oltre l’8% sull’anno precedente e un quarto trimestre in flessione di circa il 15% rispetto al 2024. Il paradosso è che questo rallentamento arriva in un contesto in cui il mercato dei veicoli elettrici continua a crescere, spinto da nuovi incentivi, normative ambientali e dall’arrivo massiccio di competitor, soprattutto cinesi, con listini più aggressivi. In Europa, i primi mesi del 2025 hanno visto le immatricolazioni Tesla crollare di quasi la metà, proprio mentre le vendite di BEV nell’Unione aumentavano di oltre il 28%, segnalando un problema specifico di posizionamento del marchio più che un raffreddamento generalizzato dell’elettrico.
La crisi di vendite non si spiega solo con i prezzi: pesa la saturazione della domanda early adopter, la lentezza nel rinnovare la gamma in alcuni segmenti chiave e la percezione di un brand meno “disruptive” rispetto alla narrativa degli anni scorsi. Al tempo stesso, il rumore mediatico sulle scelte di Elon Musk e le tensioni su sindacato, qualità e assistenza post‑vendita contribuiscono a erodere una parte del capitale reputazionale, proprio mentre concorrenti come BYD, Geely e i marchi europei affinano le proprie strategie EV. Per Tesla il 2026 diventa quindi un anno spartiacque: o riesce a rilanciare innovazione di prodotto, servizi software e politica dei prezzi, oppure rischia di passare da sinonimo di mobilità elettrica a player “uno tra tanti” in un mercato sempre più affollato e guidato dai dati.